Gli economisti stimano che il costo dello spreco alimentare lungo l’intera supply chain sia equivalente al 33% del fatturato totale.
Lo spreco alimentare rappresenta una delle sfide più costose ma spesso invisibili nella supply chain globale del retail.
Secondo il report “Making the Invisible Visible: Unlocking the Hidden Value of Food Waste to Drive Growth and Profitability”, pubblicato da Avery Dennison,azienda leader nel settore delle etichette, dei materiali autoadesivi e delle soluzioni di identificazione digitale, il suo impatto economico è stimato in 540 miliardi di dollari nel 2026, in aumento rispetto ai 526 miliardi del 2025. La ricerca, condotta su 3.500 retailer alimentari e responsabili della supply chain a livello globale evidenzia che, mediamente, il costo dello spreco alimentare corrisponde al 33% del fatturato totale delle aziende del food retail, considerando tutte le fasi dalla post-farm fino al punto vendita,
I punti ciechi dello spreco alimentare
Il 61% dei responsabili della supply chain e del retail ammette di non avere una visione completa dei punti in cui avviene lo spreco lungo l’intera catena. Il trasporto si conferma un punto critico trasversale, con il 56% delle aziende che non ha chiara consapevolezza dello spreco generato durante il trasferimento dei prodotti. Questo problema si aggrava ulteriormente nelle categorie deperibili, come carne (50%), prodotti freschi (45%) e prodotti da forno (28%), identificate dai responsabili come le aree più difficili da gestire. Inoltre, oltre la metà degli intervistati (51%) indica che gestione dell’inventario e overstock contribuiscono significativamente allo spreco, evidenziando la necessità di soluzioni integrate, tra cui visibilità a livello di singolo articolo, previsione della domanda e gestione della shelf-life in tempo reale.
Se le tendenze attuali continueranno, il costo cumulativo dello spreco alimentare tra il 2025 e il 2030 potrebbe raggiungere 3,4 trilioni di dollari, in coincidenza con la scadenza del 2030 del Goal 12.3 delle Nazioni Unite, che mira a dimezzare lo spreco globale. Tuttavia, oltre un quarto dei leader (27%) ammette che non riuscirà a rispettare questo obiettivo.
La carne: la categoria più complessa
La carne emerge come la categoria più difficile da gestire: il 72% dei leader della supply chain la segnala come principale sfida. Data l’elevata incidenza di costo unitario, anche piccole riduzioni dello spreco possono produrre guadagni significativi. Le stime evidenziano che nel 2026 lo spreco di carne raggiungerà i 94 miliardi di dollari, quasi un quinto del totale, seguita dai prodotti freschi per un valore di 88 miliardi di dollari.
Le pressioni economiche e i cambiamenti nei comportamenti dei consumatori aggravano ulteriormente il problema: il 74% dei retailer ammette che l’inflazione rende più difficile prevedere la domanda di carne fresca, mentre il 73% osserva un aumento della richiesta di porzioni più piccole o alternative alla carne.
Lo spreco alimentare come opportunità
Secondo Michael Colarossi, VP Enterprise Sustainability di Avery Dennison, “Per troppo tempo lo spreco alimentare è stato considerato quasi esclusivamente un problema di sostenibilità e sociale. In realtà rappresenta una significativa opportunità di crescita: il 73% dei leader lo vede come tale. I 540 miliardi di dollari di valore perso dovrebbero essere un chiaro segnale d’azione per ridurre gli sprechi, aumentare l’efficienza e creare valore duraturo per le aziende e per il pianeta.”