Alkelux: dagli scarti della liquirizia un additivo per il packaging circolare

Trasformare uno scarto agroindustriale in una soluzione per ridurre gli sprechi alimentari. È l'obiettivo di Alkelux, startup innovativa nata a Sassari nel 2024 che ha sviluppato un additivo naturale fotoattivo destinato al packaging alimentare.

La tecnologia si basa su un nanopolimero idrosolubile ottenuto dagli scarti della lavorazione della liquirizia. Il materiale, composto da carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto, è privo di metalli allergenici e di titanio in forma nanometrica. La sua particolarità è l'attivazione attraverso la luce naturale o artificiale, che ne potenzia l'azione antimicrobica.

Secondo l'azienda, l'additivo può essere integrato nelle linee produttive esistenti senza modifiche agli impianti e trasformare gli imballaggi tradizionali in packaging attivi capaci di rallentare la proliferazione di batteri e muffe.

Le prime applicazioni riguardano materiali come PP, PE e PLA. I test condotti su fragole e altri prodotti deperibili avrebbero evidenziato un'estensione della freschezza fino a una settimana rispetto agli imballaggi convenzionali. Sono inoltre in programma sperimentazioni su cartone e uva da tavola.

L'aspetto più interessante dal punto di vista della sostenibilità riguarda il doppio beneficio della soluzione: da un lato valorizza uno scarto della filiera agroalimentare secondo i principi dell'economia circolare, dall'altro punta a ridurre le perdite di prodotto lungo la catena distributiva grazie a un aumento della shelf-life.

Fondata da Matteo Poddighe, Davide Sanna, Emina Bilanovic e Carlo Usai, Alkelux ha avviato l'iter di certificazione europea per gli imballaggi attivi con l'obiettivo di portare le prime applicazioni sul mercato nel 2026.