Trasformare l'urgenza climatica in un'agenda di azioni concrete è il monito lanciato da Deloitte alle comunità per fronteggiare la crisi qui e ora. Se ne parlerà al NEXT Milan Forum 2026 (4-6 maggio)
Il 2025 si è confermato tra gli anni più caldi mai registrati, con temperature che hanno superato i livelli preindustriali di quasi un grado e mezzo. Non si tratta più di un'anomalia isolata: il decennio 2015-2024 è stato il più caldo della storia moderna e le proiezioni dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale indicano una probabilità dell'86% (dato peraltro in continua crescita) che almeno un anno del quinquennio 2025-2029 superi la soglia critica di aumento di 1,5°C.
È lo scenario piuttosto allarmante delineato da Deloitte sulla piattaforma Voices dove peraltro viene osservata la criticità relativa alle emissioni globali di gas serra: raggiunge nel 2024 ben 57,7 miliardi di tonnellate equivalenti di CO₂, in crescita del 2,3% rispetto all'anno precedente.
Tra gennaio 2024 e settembre 2025, solo 64 Paesi hanno presentato piani climatici aggiornati, relativi al 30% circa delle emissioni globali. La COP30 ha risposto istituendo un Global Implementation Accelerator, riconoscendo esplicitamente che la negoziazione deve cedere il passo all'attuazione.
Occorre assumere una nuova consapevolezza
La crisi climatica non è più un rischio probabile, da fronteggiare nel futuro, ma una condizione effettiva, da governare nel presente e che, in ogni caso, avrà effetti permanenti nel lungo periodo. Secondo Deloitte è necessario un cambio di paradigma che integri la dimensione climatica nelle scelte strategiche, nelle decisioni di investimento, nella progettazione delle filiere, nella valutazione degli asset, nella relazione con i territori e con le comunità. Istituzioni, imprese, mondo dell’accademia e della ricerca e società civile devono trovare meccanismi strutturati di collaborazione, capaci di condividere conoscenza e moltiplicare l’efficacia delle azioni.
Se ne parlerà al NEXT Milan Forum 2026
Il tema sarà affrontato in modo approfondito durante la prossima edizione del NEXT Milan Forum 2026, che si terrà dal 4 al 6 maggio, favorendo un confronto costruttivo tra oltre 1.000 giovani leader che già oggi sono promotori del cambiamento nelle proprie comunità. In tale occasione Deloitte si proporrà in qualità di knowledge partner portando sul tavolo la transizione climatica come fenomeno urgente da contrastare.
Disastri climatici per oltre 328 miliardi di dollari
I numeri sollecitano infatti un’azione immediata. Nel 2024, a livello globale, i disastri climatici hanno causato danni per oltre 328 miliardi di dollari e provocato la morte di 16.000 persone. La sicurezza alimentare è una delle manifestazioni più evidenti del cambiamento in atto - nel 2024, circa 295 milioni di persone (un numero in crescita per il sesto anno consecutivo, e in aumento del 5% rispetto all’anno precedente) hanno vissuto una condizione di insicurezza alimentare acuta, e quasi un terzo dei casi è direttamente correlato a eventi meteorologici estremi - ma non è l'unica. Gli spostamenti forzati delle popolazioni hanno raggiunto livelli record, 46 milioni di persone sono state costrette a migrare a causa di catastrofi naturali nel solo 2024. Le infrastrutture, le catene di fornitura globali, i modelli di business con i quali oggi ci confrontiamo, sono basati su presupposti che il clima non garantisce più.
In ambito finanziario, primi importanti segnali
Nel 2025 gli investimenti globali in energia pulita hanno raggiunto 2.154 miliardi di dollari, contro 1.148 miliardi in combustibili fossili. Un rapporto di quasi 2 a 1 che testimonia una riallocazione strutturale del capitale nel settore energetico. Ma questo progresso ha un limite: si concentra quasi interamente sulla mitigazione, cioè sulla riduzione delle emissioni future, peraltro con risultati ancora insufficienti, lasciando in secondo piano l'adattamento, ovvero la capacità dei sistemi, delle comunità e delle infrastrutture di reggere agli impatti già in corso. Le stime indicano che entro il 2035 le esigenze di finanziamento per l'adattamento nei Paesi in via di sviluppo saranno almeno dodici volte superiori agli attuali flussi internazionali di finanza pubblica dedicati a questo scopo. Urge pertanto una revisione strutturale dell’architettura del sistema finanziario e delle priorità politiche.