CONAI: riciclo degli imballaggi attorno al 75% nel 2026

Ammonterebbe a quasi 11 milioni di tonnellate il volume degli imballaggi avviati a riciclo stimati da CONAI per il 2026: il 75% contro il 76,7% del 2024. Tale rallentamento deriva dalle difficoltà che sta attraversando il settore del riciclo nazionale in alcune filiere, nonostante la raccolta differenziata continui a crescere a un ritmo superiore rispetto all’immesso al consumo di imballaggi, che nel 2026 dovrebbe superare i 14 milioni di tonnellate.

Il presidente di CONAI, Ignazio Capuano, invita alla prudenza: La dinamica che osserviamo nei tassi di riciclo è influenzata da fattori di contesto, oltre che di natura statistica. E a questo si aggiungono dinamiche di mercato particolari, che stanno interessando anche le singole filiere.

Entrando nel dettaglio delle diverse filiere, il settore della carta risente di una diminuzione della domanda interna, accompagnata però da un aumento dell’export. A questo si aggiunge un ulteriore elemento critico, rappresentato dalla crescita delle impurità nei materiali raccolti, che rende più complesso garantire flussi adeguati al riciclo.

Per quanto riguarda invece la plastica, si osserva un rallentamento significativo negli ultimi mesi. Questa dinamica è legata anche all’aumento dei quantitativi di rifiuti di imballaggio selezionati ma non assorbiti dal mercato, una situazione che rischia di incidere negativamente sulla contabilizzazione del riciclo effettivo.

Il presidente Capuano evidenzia in particolare come il settore delle plastiche stia attraversando una fase di forte criticità, con un impatto diretto anche sui costi di gestione. Questi ultimi sono infatti in aumento sia per la mancanza di sbocchi per i materiali riciclati, sia perché il processo di riciclo risulta sempre più oneroso. A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce la globalizzazione, che espone l’industria italiana del riciclo alla concorrenza di prodotti finiti importati a basso costo da Paesi extra-europei, penalizzando le imprese nazionali. Inoltre, il costo dell’energia in Italia, tra i più elevati in Europa, incide pesantemente su un settore storicamente energivoro.

In questo contesto, si prevede che nel 2026 oltre 5,5 milioni di tonnellate di imballaggi a fine vita saranno gestite dal sistema CONAI e dai Consorzi di filiera, in aumento rispetto ai 4,74 milioni di tonnellate registrati nel 2024. Questo andamento conferma il ruolo di sussidiarietà del sistema CONAI, che tende ad ampliarsi nei momenti in cui il mercato si ritrae per il venir meno della profittabilità dei materiali a riciclo, per poi lasciare maggiore spazio quando le condizioni tornano favorevoli.

L’evoluzione del contesto internazionale e geopolitico nei prossimi mesi potrebbe influenzare in modo significativo i risultati complessivi del 2026. In tale scenario, Capuano sottolinea l’urgenza di adottare politiche industriali in grado di promuovere l’utilizzo di materiali riciclati di prossimità: “Non possiamo permetterci di vanificare i benefici del riciclo con le importazioni da fuori extra europei: i viaggi dal Far East non sono ambientalmente neutri. Riconoscere, anche economicamente, il valore ambientale del riciclo fatto sui nostri territori è essenziale per non esporre le aziende al rischio di speculazioni ambientali ed economiche".

Le incertezze legate al contesto normativo e internazionale stanno già producendo effetti sul tessuto imprenditoriale italiano, con una riduzione degli investimenti in ecodesign e sostenibilità. Tra le principali cause vi sono i dubbi legati al nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e l’approccio divergente tra le principali potenze economiche globali.

Servono regole più chiare per rendere più solide la pianificazione industriale e la fiducia delle imprese, ma è necessario anche far sì che la finanza sia più semplice e accessibile per le piccole-medie imprese – ha concluso Capuano.